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Banditismo nel Mezzogiorno d'Italia tra Rinascimento e Barocco

Libro con copertina morbida, pag. 322.
isbn 9788891084699
parole chiave: Banditismo, banditi, Marco Berardi, re Marcone, Marco Sciarra, Benedetto Mangone, Ascanio Fusco, Nino Martino, Consalvo Marino, Solimano Barabas, Cisternino, fratelli Lubelli, Castaldello, Calò, Cosenza, regno di Napoli, Calabria, famiglia Barberini.
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Con le vicende di banditi nel regno di Napoli durante il dominio spagnolo dall'inizio del cinquecento all'inizio del settecento, sono seguiti i provvedimenti repressivi del governo. Sono quindi indicate le cause che hanno reso il banditismo tetragono a ogni persecuzione e resistente a ogni azione repressiva.


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Fino al primo decennio del seicento, oltre e più che i baroni nei feudi, furono soprattutto i nobili e i ricchi proprietari nelle città regie e feudali nonché gli ecclesiastici nei conventi e nelle chiese, a fomentare i banditi per servirsene nella lotta contro nemici e rivali. Salvo rare eccezioni, in ogni terra e città, famiglie del ceto nobile e del ceto onorato erano in conflitto tra loro e davano sfogo alle loro inimicizie assoldando bande intere o singoli fuorilegge per avere ragione degli avversari, per vendicare offese ricevute e per prevalere imponendo specialmente la propria autorità negli organi di governo cittadino. Non dirado, membri di queste famiglie divenivano banditi per essere stati autori di qualche delitto e, a capo di piccole bande, eseguivano le vendette delle proprie famiglie e, spesso, commettevano ogni sorta di violenze e di reati per naturale inclinazione. Il successo che riportava questa o quella famiglia era del tutto provvisorio, una vittoria di Pirro. Le violenze cui aveva fatto ricorso per conseguirlo, producevano, prima o poi, la reazione della famiglia che le aveva subite. Si perpetuava così un clima di vendette e, tra le famiglie in lotta e con il concorso di altre famiglie, si protraeva una guerra infinita, non solo all’interno dei luoghi abitati, ma anche nelle campagne e sui monti. Di quanto avveniva nessuno mostrava di meravigliarsi, tanto quello stato di conflitto permanente era consueto. Nelle città famiglie dei ceti elevati, nobili e onorate, erano le une contro le altre, impegnate in lotte infinite per prevalere. Clerici e vescovi e le loro famiglie non erano da meno e facevano di tutto per affermare il loro potere e, spesso, il loro capriccio. Cittadini di ogni ceto, dall’artigiano al massaro, al contadino, erano anch’essi presi dalla frenesia di prevalere e di procurarsi il sostentamento e il benessere senza fatica e con l’uso della forza. In un ambiente del genere impregnato di violenza e in quel mondo umano e sociale che [...]
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Il compromesso con il banditismo fu allora l’unico mezzo di cui disponeva il governo per ridurre i danni che produceva la presenza di tanti fuorilegge ben protetti. In mancanza di altri mezzi, fu tanto più efficace quanto più venne meno la capacità repressiva del governo. E il potere regio se ne servì per alleviare il danno che producevano tanti banditi, la cui numerosa presenza era fonte di turbamento e potenziale esplosivo che sarebbe potuto divenire pericoloso se fosse sfruttato dalle congiure nel regno e fuori dalle potenze nemiche della monarchia. Il potere regio se ne servì pure per fornire a buon prezzo nuova truppa agli eserciti spagnoli operanti in Europa. Il governo era consapevole della propria incapacità di usare altri mezzi. Era evidente che i drastici mezzi repressivi impiegati in passato non erano più disponibili e che i pochi mezzi che si usavano erano insufficienti e inefficaci. Prevaleva l’opinione che non si potesse contenere il banditismo con i pochi mezzi di cui si poteva disporre. E, a proposito, nel 1646 si suggeriva al viceré, duca d’Arcos, qualche provvedimento da prendere per sopperire alla mancanza di mezzi e di risorse. Gli si faceva notare che non si sarebbe mai potuto frenare il banditismo, anche se le forze impiegate nella persecuzione, i commissari regi e le squadre di campagna, usassero la massima diligenza. E anche se fossero stati attivi e diligenti al massimo, non ci sarebbe da sperare nel buon esito, perché quei commissari e quelle squadre erano sempre stati corpi poco incisivi e poco efficaci: «han sido siempre de poco fructo». Si indicava quindi al viceré il solo mezzo da adottare per liberare al più presto il regno dalla locusta che lo opprimeva, «para limpiar con brevedad el reyno de esta langosta que le tiene oprimido». Bisognava cioè costringere i baroni e le persone potenti a perseguire i banditi a proprie spese. E dato che […]
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