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Mali estremi

Libro con copertina morbida, pag. 176.
isbn 9788891046796
parole chiave: consumismo, crescita economica, decrescita, crescita zero, Chiesa cattolica, religioni monoteiste, impero romano, profitto, benessere spirituale, droga, aberrazione sessuale, violenza giovanile, povertà, solidarietà, Oriente musulmano, Cristianesimo.
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Perché nei Paesi avanzati dell’Occidente la popolazione attiva non riesce a sostenere la crescita economica? Perché si ricorre a tanti stranieri della più eterogenea provenienza per sopperire all’inspiegabile carenza di manodopera, creata da disoccupazione fittizia degli autoctoni e da denatalità? Perché politici e prelati raccomandano e predicano l’obbligo dell’accoglienza di nuovi venuti mentre i nativi occidentali mal sopportano la loro presenza e i loro comportamenti? Quali sono le cause dell’insostenibile stato di cose che si è creato, che si aggrava sempre più e che potrebbe sfociare nello sconvolgimento sociale, nel sovrappopolamento di angusti territori, nell’irreparabile trasformazione e nel crollo della società e della civiltà dell’Occidente? Che ruolo hanno gli eccessi, il malcostume e l’aberrazione sessuale? A queste e ad altre domande l’autore risponde in questo libro.


omissis

In questa mobile e imprevedibile realtà circostante l’osservatore si sente disorientato, smarrito e, non di rado, incapace di capire che tanto mutamento e tanti comportamenti spesso aberranti non destano in molti suoi simili neppure stupore. Gli riesce incomprensibile che non desti neppure stupore la diffusione di crimini che distruggono le radici stesse dell’umanità e della società, come il traffico e lo spaccio di droga, e che sono commessi anche da individui abusivamente dimoranti nei paesi delle vittime; e che non preoccupi più nessuno che adolescenti e giovani, un tempo di solito pieni di vigore, animati da ideali e inclini ad imitare le azioni di maestri e di figure esemplari, siano oggi in massima parte nervosi, vaporosi, sfibrati, senza passioni, senza ideali e inclini non all’emulazione dei migliori ma al suo contrario, dediti alla contestazione e alla disobbedienza. L’osservatore non comprende l’indifferenza con cui si constata che molti di quei giovani, e in numero crescente, siano insoddisfatti, scontenti di tutto, perennementesul piede di guerra,attiviesempre presenti nei cortei e violenti e scalmanati nelle manifestazioni di insensate proteste; che siano autori di efferati crimini, assorbiti da aberranti pratiche sessuali e dall’assunzione di stupefacenti, privi di sentimenti e di passioni; e che in numero crescente ostentino e siano orgogliosi di essere omosessuali o praticanti di degenerazioni patologiche. L’osservatore non sa spiegarsi che si possa restare indifferenti in una società che sembra impazzita; in una società in cui dilaga il malcostume e crescono le insoddisfazioni e i bisogni dei suoi componenti di ogni condizione sociale, che in massima parte sono dediti a frenetici consumi o, quanto meno, a consumi superiori alle loro disponibilità.

Lo spettacolo che si offre nel primo decennio del duemila è incredibile e induce a chiedersi come si sia potuto verificare in così poco tempo quel totale capovolgimento che si va constatando. La società sembra che si sia voluta proprio sgretolare, nonostante l’apparente tranquillità e il rumore del traffico. In essa andò diminuendo il numero dei matrimoni e dei figli. Nella maggior parte della popolazione alla diffusa povertà e alla compressione dei consumi di pochi decenni prima sono subentrati l’ostentazione di ricchezza e il consumo sfrenato di beni voluttuari, [...]
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omissis

In seguito a quanto sta accadendo, nei paesi avanzati potrebbefarsi stradala persuasione di dovere ridurre la crescita economica e adeguarla alle disponibilità demograficheelavorative di ognuno di essi. Se questa persuasione si traducesse nei fatti, sarebbeinevitabile porsi una domanda: quali effetti può produrree qualiconseguenze può avere la riduzione della crescita economica?

A questa domanda è ora utile dare una risposta.

Alla crescita economica si punta oggi per accrescere la produzione, il reddito e le entrate pubbliche sovente deficitarie. Ad essa si mira per fronteggiare necessità rinascenti, per soddisfare bisogni e per assecondare consumi in continuo aumento; insomma, per accrescere il benessere o ciò che si intende tale. Quindi, come si può ridurre la crescita economica senza provocare conseguenze disastrose?

A queste domande si può rispondere solo dopo avere fatto un esame degli effetti che produce la crescita economica e delle cause che la determinano.

Teorici della decrescita hanno esaminato gli effetti negativi e i gravi danni che la crescita economica arreca all’uomo e alla natura. Mentre, da un lato, genera crescente produzione di beni materiali e corrispettivi consumi con i connessi eccessi e vizi dei consumatori, dall’altro lato, annienta ogni possibilità di effettivo benessere dell’uomo e di miglioramento delle sue condizioni di vita spirituale e morale e distrugge le risorse naturali del pianeta.

Cosiffatta, la crescita economica sembra essere fine a sé stessa. Produce quantità crescenti di beni materiali, è misuratain termini di reddito, di profitto e dicrescenticonsumi pro capite, ma non è sviluppo economico. Non è cioè anche incremento di beni da destinare all’elevazione dell’uomo e al soddisfacimento dei suoi bisogni spirituali e morali. Al contrario, è all’origine di […]
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