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Uffici difesa e corpi rappresentativi

Libro con copertina morbida, pag. 436.
isbn
parole chiave: apparato amministrativo, organizzazione militare, esercito, compagnie d'armi, Parlamento, istituzioni del Regno di Napoli.
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Il disomogeneo e caotico apparato amministrativo, la disordinata organizzazione militare, l’esercito, le compagnie d’armi, la squadra navale, e l’irregolare e scomposta composizione del parlamento resero particolari e poco funzionali le istituzioni del regno di Napoli nei secoli di dominazione spagnola. La loro particolarità rese sempre difficile una loro esauriente conoscenza. In questo libro l’autore ha cercato di rappresentare e dimostrare siffatta realtà di non facile accesso.


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La disciplina imposta per legge non eliminava però la tendenza dei viceré ad estendere le competenze alla nomina di ufficiali con emolumenti superiori ai sessanta ducati annui. Non pochi provvedimenti del governo riuscivano in contrasto con le prerogative del sovrano. Il conflitto nasceva specialmente per l'istituzione di nuovi uffici. Nella prima metà del Seicento venivano trasgrediti perfino gli ordini del re con i quali egli aveva ripetutamente stabilito che i viceré « no puedan crear nuovos officios ni dar ni accrecentar nuevos sueldos ». Ma i viceré continuarono a conferire « titulos de governadores de armas » ai governatori delle province e a unire nella stessa persona due differenti cariche, una delle quali, quella appunto di governatore delle armi, era di nuova creazione. E dopo avere creato il nuovo ufficio, di solito i viceré ne comunicavano al sovrano l'esistenza indicandone il salario da corrispondere al titolare.

Le infrazioni erano frequenti e Filippo IV nel marzo del 1646 lamentava ancora la disobbedienza del governo di Napoli e ordinava al duca d'Arcos « que de aqui adelante no podays vos ni mis virreyes que os succedieren en esse cargo dar titulos de Governadores de las armas », mentre stabiliva che i viceré « no señalen ni puedan señalar semejantes sueldos » e che le persone « que los huvieren tenido y cobrado los hayan y deban restituyr por haver sido contra mis ordenes ».

Era chiaro lo scopo di impedire l'accentuarsi del fenomeno del cumulo delle cariche e dei relativi stipendi. Allora non solo i governatori delle province ottenevano il titolo e l'ufficio di nuova creazione, ma taluni consiglieri di Stato del Collaterale venivano nominati all'ufficio di governatore provinciale. Per arrestare questa pratica Filippo IV ordinava che « si el que estubiere occupado en alguno de los governos de Provincia fuere del Collateral, no pueda llevar mas sueldo del que le toca como Governador de Provincia que es de cinquenta ducados al mes ». Stimava dunque nocivo che una stessa persona riunisse più di un ufficio e che percepisse alti stipendi, tanto elevati che superavano quelli dei maggiori ufficiali. Ordinava perciò che in tali casi si corrispondesse un [...]
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Pur procedendo con cautela nelle richieste di quei deliberati, il sovrano, il governo e gli stessi organi dell'amministrazione finanziaria consideravano sin d'allora il parlamento come uno strumento idoneo a sgravarli delle responsabilità dei nuovi tributi. In ciò non si nota proprio alcuna differenza se si fa un confronto con il parlamento del secolo XV, che era convocato quando faceva comodo all'autorità regia, « per scaricare su di esso la propria responsabilità per l'inasprimento del regime tributario ». Ma, ora, gli organi di governo ed amministrativi del Regno avevano appreso che un buon motivo per avanzare nuove richieste era quello di mettere il parlamento di fronte al fatto compiuto. Era questa, in fondo, una tattica che l'incipiente assolutismo di sovrani e principi userà specialmente nel Seicento nei confronti dei parlamenti di diversi stati europei. In Germania, anche dopo la fine della guerra dei Trent'anni, i debiti contratti dai principi e le spese militari venivano alla fine coperti mediante le non volenterose deliberazioni degli Stati di nuovi gravami fiscali.

La mancanza assoluta di disponibilità, a cui si giungeva per le spese straordinarie e per il mantenimento dell'esercito fuori del Regno, rendeva impossibile la copertura delle spese ordinarie: quando si giungeva ad un tale stato, si chiamava in causa la comprensione del parlamento. Era un mezzo per sopperire alle necessità della guerra, menzionando i bisogni propri del mantenimento ordinario dello Stato. Nel 1516, il viceré ed alcuni « oficiales pecuniarios » avevano varie volte informato largamente il principe Carlo dell'assoluta necessità in cui versava il governo, dei molti « cambi » che erano stati pagati e degli interessi che gravavano sul denaro ottenuto in prestito e speso per mantenere la fanteria e per coprire il deficit del bilancio.

Si auspicava un rimedio e si proponeva quindi al principe di autorizzare l'unica soluzione possibile: di potere compensare momentaneamente il deficit del bilancio con il ricavato degli introiti della dogana delle pecore. Si constatava però che la copertura immediata del disavanzo, determinato dalla guerra e dalle rimesse al sovrano, avrebbe dato luogo a difficoltà maggiori, perché sarebbe rimasta scoperta la spesa pubblica nel lasso di tempo successivo. Il cattivo espediente era l'unico e non era quindi da scartare. Geronimo Coll, reggente del Collaterale, trovava[…]
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